Silvio Tommasoli

Silvio (Verona 1878-1943) figlio di Filippo Tommasoli, pergamenista e calligrafo proveniente da Urbino, compie gli studi artistici all’Accademia di Belle Arti Cignaroli – di cui era presidente il fotografo Lotze – con maestri quali Napoleone Nani e Mosé Bianchi.

Nel 1898 si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera, ottiene l’abilitazione all’insegnamento e si dedica alla pittura, alla grafica – sua è la copertina del mensile “L’Amore Illustrato”, gennaio 1900, che inaugura il nuovo secolo – e alla fotografia collaborando con la storica “Eliotipia Calzolari Ferrario”, con cui partecipa nello stesso anno all’“Esposizione Universale” di Parigi.

Nel 1902, con l’amico Bressanini, ha l’opportunità di aprire a Recoaro, nota località climatica alla moda, uno studio fotografico frequentato assiduamente dagli amici, quali il poeta Barbarani, l’antropologo Callegari, il pittore Boccioni...

È in questi anni che il giovane Tommasoli indaga e approfondisce il suo linguaggio di fotografo, che poi articolerà percorrendo con personalità i generi della nuova arte, interpretando a volte con ironia il forte ruolo sociale che ne caratterizza l’esplosione mediatica, altre volte traducendo l’azione fotografica in provocazione.

Nel 1906 apre il suo primo studio a Verona, in via XX Settembre, da dove si trasferisce successivamente in via Sant’Andrea e poi nel 1922 in via San Nicolò. Il lavoro professionale di Silvio Tommasoli è dedicato da subito soprattutto al ritratto e al paesaggio, che realizza con stile poco incline al pittorialismo, sebbene ne rimangano alcune pregevoli citazioni, mentre molte sono le opere di ricerca che testimoniano la sua particolare attenzione all’azione (evento) della fotografia in sè, che a volte invade il soggetto rappresentato fino a dichiarare apertamente il processo (rito) del fare.

 

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